Giordano Loi, uno scultore appassionato di moto

Giordano Loi è originario di una famiglia di artisti e motociclisti, comprensibile quindi la ricerca di abbinare i due mondi, anche se agli antipodi fra di loro.

Durante i sui studi sulla scultura si è sempre incuriosito su una problematica in particolare, il dinamismo, inteso quasi come soffio vitale da infondere alla materia, l’illusione dell’energia sul punto di esplodere, la calma statica di un immediato divenire.

Possono dirsi queste caratteristiche già presenti nella scultura classica, e cardine della ricerca futurista; un esempio su tutti: “Forme uniche nella continuità dello spazio” di Boccioni, da cui ha poi origine la ricerca affrontata dai bolidisti, il cui maggior interesse era quello di rappresentare la velocità. Dalle esperienze dei primi del ’900 fino alle opere di Jean Tinguely, quali “Eureka” in cui compare per la prima volta il motore, Giordano aggiunge l’uomo, come parte fondamentale dell’opera.

In questo modo la scultura, oltre a possedere i mezzi meccanici per attuare il movimento, viene provvista anche della materia pensante necessaria a renderla “viva”.

Non più, quindi, un oggetto che appartiene al solo mondo simbolico dell’arte, ma un oggetto che si carica di simbolismo per entrare nella vita quotidiana.

Nelle sue creazioni cerca di esprimere il concetto di dinamismo in tutte le sue sfaccettature, partendo dalle sculture classiche fino ad arrivare al design motociclistico.

Da qui nasce il concetto di “sculture dinamiche”.

Il suo modus operandi implica un accurato studio teorico, simbolico e formale che porta alla realizzazione dell’opera con tecniche appartenenti alla scultura e plastica classica, abbinate alle più moderne lavorazioni.

I suoi ultimi pezzi esclusivi, sono motociclette ispirate all’archetipo animale, frutto di uno stile organico.

La firma personale e la cura dei dettagli vengono applicate con lo stesso criterio sia ad opere complete, sia a particolari da integrare a forme preesistenti.